Leading Italian magazine OperaClick lauds La Bohème in a review by Emiliano Michelon.
The article (in Italian) was published in collaboration with VisitGozo.
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Credete nei colpi di fulmine? La bohème è forse la storia del “colpo di fulmine” per eccellenza: a Rodolfo e Mimì basta un’aria per innamorarsi perdutamente l’uno dell’altra. E colpo di fulmine è stata anche tutta l’opera per il pubblico di Gozo, che è accorso in massa per assistere alla messinscena nell’ambito del Gaulitana: A Festival of Music.
Era la serata più attesa, nel weekend finale di una manifestazione che ha portato artisti di calibro internazionale ad esibirsi in alcune delle chiese più affascinanti dell’isola di Gozo: luoghi in cui l’epoca del barocco sembra non essersi fermata al XVII secolo e s’insinua tra i paesaggi mozzafiato delle scogliere a picco sul mar Mediterraneo, i templi megalitici di Ggantja (i più antichi del mondo) e la passione irriducibile per la musica. Il Festival, infatti, che coinvolge tutta Gozo, è il fiore all’occhiello della primavera musicale maltese, e ne sono ben fieri i molti volontari che animano Gaulitana. Così capita di parlare con un passante casualmente alla fermata dell’autobus e scoprire che anche lui non vede l’ora di assistere alla rappresentazione de La bohème quella sera stessa; o di scambiarsi le opinioni sui cantanti con la direttrice del Museo della Chiesa di San Giorgio. L’isola tutta, insomma, vive per la musica, e non può che esserci un “colpo di fulmine” (come Rodolfo e Mimì, esatto) per il melomane.
Una Bohème per il centenario pucciniano, dunque, con tanti ringraziamenti da parte – tra le molte istituzioni che hanno sostenuto l’evento – dell’Istituto Italiano di Cultura di La Valletta e della Fondazione Giacomo Puccini di Lucca. Quest’ultima, in particolare, ha contribuito con una gustosa esposizione nel foyer del Teatro tal-Opra Aurora di libretti d’epoca di opere pucciniane, spartiti e curiosi memorabilia legati al grande compositore; su tutti una riproduzione in versione Lego di Puccini – con tanto di pianoforte Steinway – e la storia a fumetti Paperino e la piccola Butterfly, parodia Disney di due tra i più grandi autori di storie di paperi & topi di tutti i tempi: Guido Martina e Giovan Battista Carpi. Bazzeccole, certo, ma che testimoniano di quanto la grandezza pucciniana sia ancora attuale ai giorni nostri.
La passione, l’amore, si diceva: sono i sentimenti che ruotano attorno alla nota vicenda tratta dal feuilleton di Murger. E sono anche i sentimenti che hanno animato questa messinscena particolare, non solo sul palcoscenico, ma pure in platea e nei palchetti, in un teatro da 1600 posti (andando vicino al tutto esaurito) di una città che conta poco più di cinquemila abitanti.
Enrico Castiglione alla regia imposta una Bohème che più tradizionale non si potrebbe, nel nome di una fedeltà al libretto di immediata comprensibilità visiva, tanto nei movimenti attoriali, quanto nel palcoscenico: la scenografia (opera anch’essa di Castiglione) è sobria, giocata sui colori contigui e desaturati che richiamano con efficacia lo squallore e la miseria in cui versano i quattro amici.
Ottima la performance vocale dei cantanti, con punte di eccellenza nella Musetta di Nicola Said. Il soprano maltese fa un ingresso in scena dirompente al Caffè Momus, giocando splendidamente con la sensualità libertina del suo personaggio e caratterizzandolo con una prestazione vocale eccellente da ogni punto di vista. Fraseggio vivace e voce squillante – controllata magistralmente – la rendono il personaggio meglio riuscito della produzione.
Non sono da meno gli altri: Federica Vitali è una Mimì di puro suono, con la sua voce che a volte indulge un po’ troppo nel vibrato. Il risultato è un’ottima simbiosi con la buca, per colore e per espressività. Quasi una performance da concerto per strumento solista e orchestra; chi ne fa le spese sono Illica e Giacosa, ma in fondo la musica di Puccini è decisamente più interessante del libretto.
Il Rodolfo di David Junghoon Kim ha una voce un po’ leggera, che soffre più di tutti gli altri della scollatura di volume tra palco e orchestra al principio dello spettacolo, ma si rifà molto bene in seguito con una prestazione convincente e molto omogenea. Un Marcello dalla voce scura e ben tornita è Yuriy Yurchuk, che si dimostra perfetto sparring partner tanto con Musetta quanto con Rodolfo. Uno dei momenti più riusciti musicalmente è proprio il “doppio duetto” nel finale del terzo quadro, con la disperazione dei due amanti Rodolfo e Mimì e il litigio di Musetta e Marcello.
È tutto il quartetto degli amici bohèmiens ad essere molto ben assortito, sia vocalmente che attorialmente: quattro guasconi, innamorati della vita e dell’amore. Ben interpretati anche il Colline di Romano Dal Zovo, che canta una “Vecchia zimarra” di emozionante intensità, e lo Schaunard di Costantino Finucci.
Bene anche i comprimari: Alessandro Busi nel doppio ruolo di Benoît e di Alcindoro, Stanley Joe Portelli (Parpignol), i doganieri Carlo Alberto Veronesi e Josef Cassar.
Splendido il Gaulitanus Choir nei panni della folla nel secondo quadro. Un coro amatoriale, con un repertorio amplissimo in grado di toccare tutti i generi della musica vocale, con un piglio che va ben oltre la professionalità: si tratta di vero e proprio amore per il canto e per l’opera, un amore che a Gozo sembra particolarmente sentito.
Colin Attard, alla guida della Malta Philharmonic Orchestra dirige con morbidezza e precisione di tempi. Come già sottolineato, impiega qualche numero per prendere le misure ai cantanti, ma alla “Gelida manina” il volume è perfetto, il bilanciamento orchestrale eccellente, il colore vivido. Da lì in poi sarà tutta in discesa con un nitore sonoro che accompagnerà i cantanti fino al commovente finale, in un tripudio di applausi, e arrivederci alla serata successiva.
Già, perché, per quanto fosse il momento palpabilmente più atteso, il Festival Gaulitana non si è concluso nel “sabato bohèmien”: come a fare da cornice per i quattro quadri de La bohème, l’esibizione della violoncellista Liliana Kehayova in due delle più splendide chiese di Gozo ha arricchito la settimana finale. In veste di solista il venerdì, dove il suo violoncello è risuonato nella Basilica della Visitazione di Għarb con un Bach (la Suite per violoncello n. 3, BWV 1009) e un Peteris Vasks (Pianissimo, tratto da Granata Cellam) di raffinata bellezza, esaltati dal sontuoso riverbero naturale della chiesa; e come solista per il concerto finale della domenica, accompagnata dal Gaulitanus String Ensemble (direttore Colin Attard) con Offenbach e Popper. Kehayova ha dato prova di essere tra le interpreti più interessanti della sua generazione: un fraseggio incantevole in grado di esaltare le melodie dei compositori, un’interpretazione seducente dai colori magnifici, come i suoi vestiti. Come a dire: la ciliegina sulla torta di un weekend all’insegna della grandissima musica.
La recensione si riferisce allo spettacolo del 20 aprile 2024.
Emiliano Michelon

