OperaClick reviews the OPERA+ Weekend bringing to a conclusion the 19th edition of Gaulitana: A Festival of Music.
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Gran Finale del Festival Gaulitana a Gozo con Il Trovatore di Giuseppe Verdi
Dal 24 al 26 aprile l’edizione numero 19 del Festival nella meravigliosa isola ha tenuto la sua conclusione. Edizione applaudita giustamente per l’impegno e la qualità delle proposte, insieme a quella gentilezza cortese, espressione di un senso di ospitalità e di amore alla cultura, verificato in diversi incontri personali. Favorita da un clima mite e ventilato, l’edizione ha visto le tre ultime rappresentazioni affollate da un pubblico anche internazionale, come risultato di una organizzazione aperta e perfetta.
Il 24 al Kempinski Hotel San Lawrenz, in una sala fresca ed ordinata, il gruppo corale americano New Hampshire Friendship Chorus diretto da Daniel Perkins, una cinquantina assai armonizzata, ha eseguito il concerto serale “A Choral Proclamation”. Una selezione eclettica di brani del repertorio americano, fra i quali gli immancabili e preziosi Spirituals, in cui il coro ha dato prova di sinergia, musicalità, energia, dolcezza e senso del ritmo, coinvolgendo festosamente il pubblico, grazie alla direzione appassionata e competente di Daniel Perkins.
La conclusione del Festival il 26 aprile nella bella chiesa di St.Francis a Victoria, la capitale dell’isola, è stata affidata alla Gaulitanus String Orchestra diretta dall’infaticabile Colin Attard, direttore energico e chiaro, di un complesso di archi che brilla di luce nei violini, di calore negli archi gravi. Fra brani spigliati o morbidi, teneri o ritmici, spiccava da una parte la passione di un complesso affiatato dal suono davvero bello, e dall’altra l’eccellenza di un virtuoso come il clarinettista Godfrey Mifsud che ha interpretato il Concertino di Charles Camilleri. Un brano scintillante fra colori locali, echi barocchi di notevole ispirazione è stato eseguito con un suono dolce e leggero,vivace e cordiale,a tratti malinconico: una vera bellezza. Concertista tecnicamente valoroso, sensibile, dalla sonorità ”cantabile” Mifsud ha offerto una lezione di abilità, di spirito elegante, di fantasia in un suono flessuoso che ha incantato il folto pubblico in una degna conclusione del Festival.
Momento stupendo dello stesso Festival è stata la rappresentazione del verdiano Il trovatore, a 125 anni dalla morte del Maestro, al Teatro Aurora a Victoria, ambiente vasto ed armonioso, affollatissimo, un evento musicale e sociale di livello assai pregevole. Il trovatore, che appartiene alla celebre “Trilogia popolare” degli anni Cinquanta dell’800 che include Rigoletto e Traviata – composta quest’ultima insieme al Trovatore, e se ne ravvisano alcuni echi musicali – è lavoro di difficile esecuzione. Richiede voci fresche, duttili in un’opera di giovani in un clima di guerra intorno alla fosca figura della zingara Azucena. I due fratelli, ignari di esserlo, sono innamorati di Leonora: la gelosia è il cuore dell’azione, insieme al fuoco del rogo. Opera notturna, balena in arie e cabalette, duetti terzetti e cori, tra presagi stregoneschi, lunghi racconti, e la morte incombente. Nessuna pausa per lo spettatore, anche nei momenti lirici, bellissimi,e nello straordinario ”Miserere”, oltre all’incandescente cabaletta della ”pira”. Il fuoco è l’elemento che domina sovrano nel balenio notturno o nel carcere oscuro.
L’allestimento diretto da un esperto di lungo corso come Enrico Castiglione aveva il pregio della sobrietà, dell’essenzialità in modo da godere pienamente della musica. Semplici pareti rocciose semoventi sul palcoscenico – un ricordo dei templi megalitici di Ggantija? – per accompagnare le diverse scene, una gestualità composta e chiara nei cantanti-attori, costumi tra il Cinquecento e l’antichità, luci giuste: si è gustato uno spettacolo equilibrato. Castiglione, al contrario di come si usa oggi spesso, ha scelto la misura, ed è un merito.
Dal lato musicale, la direzione calorosa, attentissima ai dettagli, precisa di Colin Attard è stata fondamentale. Il trovatore si è eseguito pressochè senza tagli, integrale con le “doppie”cabalette, senza “puntature” tradizionali. La Malta Philarmonic Orchestra, una cinquantina di musicisti – formazione praticamente corrispondente a quella della prima esecuzione romana al Teatro Apollo e perciò godibile nell’equilibrio palco-buca -, possiede un suono luminoso, cantabile negli archi, liquido nell’oboe, denso nel clarinetto e nel fagotto,squillante e morbido negli ottoni: orchestra di gran livello, che meriterebbe venire ampliata, docile alla bacchetta di Attard, sensibile alle dinamiche e ai colori. Un grande amore per Verdi.
Buono il cast. Francesca Dotto, grande professionista, ha rivelato una Leonora patetica ed audace, con toni lirici di pianissimi e mezze voci molto belle, con ricchezza di sfumature e potenza espressiva; Mario Cassi un Conte di Luna dalla voce brunita e cantabile; Deyan Vatchkov un Ferrando nobile e preciso, bella voce di basso; Claire Ghigo una Ines sorprendente per timbro cristallino, mozartiano, da valorizzare; Silvia Beltrami una Azucena di classe, voce possente, ardita e dal timbro grave robusto; e infine il Manrico dallo slancio gagliardo di Marco Berti, forse talora poco frenato, ma sempre sostenuto dal direttore che ha accompagnato i cantanti con rara maestria. Veramente intonato e caldo il Gaulitanus Choir, anche nei momenti più delicati o ruggenti, capace di colori giusti e di ritmi decisi a suo tempo. Edizione questa appassionata e appassionante.
Degna del resto di un ambiente naturale sociale e culturale di grande fascino. A cominciare dalla Cittadella alta,dorata che domina il paesaggio ed è una meraviglia luminosa quando appare da lontano, dalla Cattedrale solenne, festosa di drappi rossi, di tele della scuola di Mattia Preti, dai Musei archeologici e Naturali che raccontano con ricchi reperti la storia antichissima e sorprendente dell’isola. La quale presenta altre sorprese: dalle valli e colline lavorate dall’operoso mondo agricolo, a villaggi come Nadur sul colle o il santuario sfavillante al sole sull’altopiano di Ta’Pinu, alle spiagge dorate e sottili, alle rocce frastagliate dove il mare si insinua, scava e crea luoghi di acque trasparenti di inusuale bellezza. Una magia, come il Museo a Ggigantija che sbalordisce per i due templi del 3500 a.C., in questa terra da sempre luogo di accoglienza per tutti.
Come ha dimostrato l’ottimo esito del Gaulitana Festival, un mosaico di eventi di bellezza, e non solo musicali.

